Ragioniamo su ciò che siamo, prima di compiere qualsiasi azione

ROMA – Nel 1964 l’artista napoletano Totò scrisse una poesia intitolata “A’ livella”, la quale racchiude in sè un significato tanto semplice quanto profondo: dinanzi alla morte siamo tutti uguali. Senza alcun limite imposto dal sesso, dalla nazionalità, dalle diverse realtà socio economiche, a tutti gli uomini spetta la stessa sorte.

Paradossalmente mi viene dunque da pensare che, se si potesse vivere la vita così come la morte ci insegna, allora forse non sarebbe assurda l’idea di un mondo privo di ingiustizie politiche e sociali.

Fin da piccola mi hanno insegnato che la violenza ha la forma di una lotta ad oltranza e si conclude sempre con una perdita, perchè rispondere ad un pugno con un altro pugno determina una reazione a catena che ha come unico e solo scopo la sconfitta fisica di chi vi partecipa.

Nessuno, dunque, può cantar vittoria se la violenza diviene l’unico mezzo di comunicazione possibile e -questo dovrebbe essere l’unico pensiero da diffondere ad oltranza- se si potesse vivere così come la morte ci insegna, allora io donna, io uomo, io bambino, io magistrato, io rifugiato, io politico, mi renderei conto di avere gli stessi diritti e doveri di te donna, di te uomo, di te bambino, di te magistrato, di te rifugiato, di te politico.

Ragioniamo su ciò che siamo, prima di compiere qualsiasi azione.

Annunci

“Infin che il mare fu sovra noi rinchiuso”. La mostra di Cecilia Battimelli a Napoli

 

Anche la fotografia racconta storie e lo fa attraverso la saturazione del colore, del gioco di luce e contrasti, della luminosità.

Ci sono talvolta delle emozioni che possono essere espresse solo attraverso il linguaggio fotografico, che riesce a catturare ed immobilizzare un preciso stato d’animo: un sentimento di sconforto, paura, ma anche di speranza.

Chi sono i migranti, da dove scappano?

La fotografa Cecilia Battimelli si è posta queste domande e ha esposto a Napoli, presso l’ex oratorio di Santa Maria della Fede in Via San Giovanni Pignatelli, una serie di immagini che danno vita alla mostra “Infin che il mare fu sovra noi rinchiuso”.

Le foto esposte richiamano un tema già affrontato dalla fotografa in una precedente mostra nel 2004, la quale riportava alla memoria il naufragio della F174 nel 1996.

L’evento, meglio conosciuto come “La tragedia di Portopalo” o “Strage del Natale 1996”, riguardava quel sinistro marittimo che, nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1996, al largo di Portopalo di Capo Passero, in provincia di Siracusa, causò la morte di almeno 283 persone.

Battimelli nelle sue foto punta l’attenzione sulla figura dei migranti e sulle terribili realtà nella quale sono immersi: la fuga come unica via d’uscita per cercare una via di salvezza.

Fino al 17 maggio sarà possibile visitare la mostra in una location davvero suggestiva.

 

Alcune foto della mostra

Corteo “Europe for all” del 25 marzo a Roma: impressioni e riflessioni

Sabato 25 marzo 2017, Roma Ore 10,40.
La strada che percorro è deserta, la zona di San Lorenzo non è mai stata così silenziosa. Cammino con passo svelto perché ho il timore di arrivare quando è già troppo tardi e il corteo si è già mosso. È il giorno in cui si celebra il 60° anniversario del Trattato di Roma, costitutivo della comunità economica europea: tanti allarmismi e così tante paure sono sorte a proposito di questa giornata che molte sono state le reazioni di panico. Sul giornale “Leggo” del giorno prima c’è addirittura scritto: “tanti i pericoli che si annidano nelle manifestazioni.
Oltre alla minaccia dei black bloc, intenzionati a fare devastazioni nel corso dei cortei di protesta contro l’Ue, c’è anche quella imprevedibile del “lupo solitario”, del jihadista indipendente, che può seminare il terrore semplicemente alla guida di un auto, come accaduto mercoledì nel cuore di Londra.
17522387_905027596304743_874196393_o.jpg
Mia mamma, apprendendo dai vari tg che molto probabilmente Roma quel giorno sarebbe stata sotto attacchi terroristici, mi chiama preoccupata al cellulare dicendomi che potrebbe essere pericoloso. « Mi raccomando, stai attenta…» « Mà, non devi credere ad una notizia che viene pubblicata qualche giorno prima che si verifichi l’evento. I media molto spesso fomentano paure. È una ricorrenza importante che sicuramente necessita di controlli di sicurezza elevati e massima attenzione, ma stai tranquilla.»
Già, si è tanto parlato di questo evento ed io muoio dalla voglia di vedere cosa accadrà. Percorro la via che mi conduce in Piazza Vittorio Emanuele con lo zainetto nero sulle spalle ed il cellulare con la telecamera impostata: devo essere pronta a rendere statico uno striscione che si muove a ritmo di vento ed immobilizzare in vari scatti la marcia del corteo “Europe for all – Libertà di movimento”.
17622929_905027922971377_633209574_o
Fotografare al volo perché il tempo non sta ai miei comodi. Arrivo finalmente lì e poter veder concretizzata l’idea che mi ero fatta del corteo: tanti colori e tante bandiere, da Greenpeace e Legambiente a Diem di Varoufakis, passando per Cgil, Fiom e Uil. “Accoglienza e libertà di circolazione sono la risposta contro ogni forma di xenofobia”, sento gridare dall’altoparlante di uno dei manifestanti, “L’Europa per cui siamo in piazza oggi non è quella dei mercati e della finanza, la nostra Europa è sociale, democratica e solidale.”
È una manifestazione che procede a ritmo di canzoni comuniste, ci sono volontari che lasciano ai passanti volantini sui quali si chiede un intervento di “emergenza popolare” per costruire un nuovo governo.
17521538_905028019638034_51984482_o
Cito testuali parole: “se dicessimo che è sufficiente protestare, scioperare, fare manifestazioni, fare alcune azioni di “giustizia proletaria” per fare la rivoluzione e instaurare il socialismo saremmo bugiardi, idealisti e irresponsabili. La rivoluzione socialista è un processo che avanza per fasi e, oggi che il movimento comunista cosciente e organizzato è ancora debole, l’obiettivo principale è rafforzarlo, elevare il suo livello, ingrossarne le fila, resistere alla repressione con cui la borghesia imperialista cerca di soffocarlo. La costituzione del Governo di Blocco Popolare è la via che perseguiamo, che indichiamo a chi oggi è già deciso a imprimere una svolta rivoluzionaria al corso delle cose.” Al centro del discorso del corteo è la libertà di movimento, che vede protagonista “un’ Europa meticcia, solidale e migrante”.
17623041_905027619638074_1234137946_o
È proprio sui migranti su cui si punta l’attenzione e sulle relative politiche migratorie europee, non dimenticando poi anche quelle politiche di austerity che hanno prodotto populismo xenofobo. Tante voci, tanti pensieri, tanti striscioni e tanta gente riunita lì con l’intento di fare coalizione e gridare all’unisono un solo pensiero: LIBERTÀ DI MOVIMENTO!
17622158_905027732971396_1810748933_o
Martedì 28 marzo 2017, Roma.
Ripenso alla giornata di sabato e mi chiedo: ma, in fin dei conti, cosa vuol dire manifestare? Alzare la voce e rischiare comunque di non essere ascoltati non lascia dentro di sè un senso di frustrazione e di rabbia ancora più grande? Mi siedo un attimo ed arrivo a maturare dentro di me un’idea: si prova più rabbia a restar zitti quando qualcosa non va e il silenzio, in determinate situazioni, logora gli animi. Esiste un processo che si chiama coscientizzazione, attraverso il quale io maturo un senso di consapevolezza che condiziona la mia vita individuale.
Attraverso la mia consapevolezza nei confronti di un problema, io posso mettere in discussione la realtà nella quale sono immersa. Io, in quanto essere animale razionale che sente su di sè il peso del dolore, dell’angoscia, della rabbia, posso far sì che il mio pensiero urli più forte del mio timbro di voce. Si lotta anche per se stessi e per voler diffondere un’idea, perché è nella natura dell’uomo reagire di fronte a situazioni che non piacciono e necessitano di cambiamenti. Penso alla giornata di sabato e capisco che, in fondo, la prima vera rivoluzione deve avvenire in noi stessi.
17572000_905027979638038_1628005104_o

Cicci

16300503_264639867305103_7689410143740079383_o

Cicci, uno dei ragazzi protagonisti del documentario, ha richiamato da subito la mia attenzione. Conclusa la partita della domenica, siamo andati in una piazza non distante dal Campo XXV Aprile per mangiare qualche pezzo di pizza e chiacchierare un po’. Era una bella giornata di sole ed eravamo tutti lì a scherzare, mentre ognuno, a turno, metteva musiche del suo paese al cellulare.

Cicci era appena entrato nella squadra e osservava tutto da lontano, con le cuffie nelle orecchie e un rosario intorno al collo, senza parlare con nessuno. Non si trattava di timidezza ma di semplice curiosità. Lui è fatto così: ti osserva con attenzione, sempre in modo critico, ed è capace di capirti subito attraverso un solo sguardo. Successivamente, dopo averlo conosciuto meglio, ho capito che il suo sguardo attento racconta davvero tanto.

Cicci ha una saggezza autentica e un modo particolare di vedere il mondo. La sua relazione con la fede e la religione è appassionata ma non moralizzante o dottrinale. Lui crede nel suo Dio perché capisce che l’essere umano ha bisogno di credere in qualcosa per poter credere in se stesso, come dice anche in una scena del documentario.

Siamo stati veramente fortunati a lavorare con Cicci e con Max, il suo migliore amico che lui stesso ha voluto con sé nel film. La loro amicizia (descritta da Cicci come fratellanza) è piena di conflitti e collaborazione, come lo sono i veri rapporti in fondo, quelli autentici. Una parte fondamentale del nostro lavoro è ricoperta proprio dalla messa a nudo di questa amicizia: sono due opposti e sono complementari ed è molto bello vedere in che modo si sono incontrati e si sono scelti a vicenda, in un paese straniero.

Luiza e il collettivo MELKANAA

Com’è nato FuoriCampo.

16463080_267138480388575_5706471014389733112_o

Nelle nostre prime discussioni in classe abbiamo capito che c’era un desiderio generale di parlare delle situazioni di incontro, delle relazioni con l’altro, di convivenza tra culture diverse, delle difficoltà di relazionarsi sul serio con chi ha punti di vista differenti dai nostri. C’era la volontà di trovare il luogo dell’incontro. Tornando a casa ho riflettuto su questo. Io sono un’appassionata del calcio e credo che il calcio sia la cosa più democratica che esista. Nel calcio c’è spazio per tutti.

Come dice il nostro amico Seck nel documentario: ”nel calcio c’è tutto dentro”. Così ho iniziato a fare una ricerca sulla situazione calcistica a Roma e mi sono imbattuta nella Liberi Nantes. Ho pensato: “ecco, è quello il nostro punto di partenza, quel luogo di incontro”. Per fortuna i ragazzi della squadra ci hanno accolti a porte spalancate e abbiamo iniziato a frequentare gli allenamenti insieme a loro.

16864526_275191272916629_580352482554411154_n

Dopo, pian piano, abbiamo capito che la nostra storia non poteva essere specificatamente sulla squadra in generale, sul campionato, o sulle vicende di campo, bensì doveva essere un punto di partenza per raccontare alcuni episodi di vita di alcuni ragazzi che, in un certo modo, rappresentano tutta la squadra. E tornando su quell’idea della convivenza, dell’incontro, noi diciamo spesso che il nostro film non è un film sull’immigrazione.

Non è un film sugli sbarchi, sul viaggio. È un film sull’arrivo. Su quello che accade quando si prova a costruire una nuova vita, nuove relazioni in un altro Paese. Quindi, alla fine, possiamo dire che è un film nato e basato sull’amicizia, ma anche sulla solitudine; sulle relazioni con gli altri, ma anche con se stessi. Era proprio questo quello che sentivamo di dover raccontare.16730471_272458209856602_381483992156423379_n

16487300_267745200327903_8691181845499360600_o
16711574_270404600061963_2475166803064168651_n16427410_267307130371710_6164926403258533718_n

Il teatro San Carlo apre le porte ai migranti.

L’Associazione 3Febbraio è nata in seguito alla manifestazione nazionale contro il Decreto di legge Dini, proprio il 3 febbraio del ’96. “Ci definiamo un’associazione antirazzista e interetnica intenta a promuovere un messaggio che forse, troppo spesso, viene tralasciato, e cioè che siamo tutti esseri umani e che facciamo tutti parte della medesima specie Cerchiamo di distaccarci dal ghetto narrativo in cui è chiusa l’immigrazione oggi, aprendo nuove strade legate alla libertà, alla cultura, all’arte..”

Così quanto ci spiega uno dei resposabili che lavora all’interno dell’associazione, Pierluigi Umbriano.

17204231_10211987933711728_720606400_n

“Lo spettacolo che siamo riusciti ad organizzare è scaturito proprio dall’urgenza di riconsiderare gli immigrati nella loro integrità, nelle loro condizioni esistenziali. Non si tratta solo di fare accoglienza in senso materiale e assistenziale (che resta comunque un fattore importante), ma si tratta anche di accogliere sul piano relazionale.

Gianluca Petruzzo, il nostro responsabile dell’associazione, prima dello spettacolo ha parlato di protagonismo diretto, un concetto legato alla restituzione di dignità e alla possibilità di riconsiderare il prossimo, maturando una nuova rappresentazione e una nuova coscienza di se stessi. Si tratta di un progetto senza precedenti. Iniziative come queste rompono tutti gli schemi, d’altronde l’ingresso gratuito al teatro lirico non è cosa da tutti giorni.”

17270251_10211988076555299_992674023_n17270951_10211988178917858_788658873_n

Come ha detto anche il sindaco De Magistris: “è uno spettacolo nato in segno di solidarietà e accoglienza, che offre agli oltre mille migranti uno spettacolo di pianoforte e coro”. La scaletta del concerto, infatti, ha visto brani di pianoforte come Giuseppe Verdi, Mascagni, Giacomo Puccini.. Davvero unico.

17270795_10211988219318868_2032327611_n17203585_10211988175437771_666773716_n

Roma. Mostra fotografica”Siriani in transito: dalla Siria all’Europa in cerca d’asilo”

aspettare

Una delle testimonianze lasciate dai profughi siriani ed esposta durante la mostra

Voce del verbo aspettare.

Attendere vuol dire ascoltare attentamente e volgere lo sguardo lontano, per cercare qualcosa.

Ci sono situazioni in cui ci si rende conto che le attese, talvolta, ci proiettano in una dimensione in cui il buio attorno è così fitto che ci lascia smarriti e le emozioni, troppo sfuggevoli, finiscono nell’oblio.

L’attesa è quella dimensione nella quale veniamo gettati a volte anche senza volerlo, risucchiati dal suo vortice ingordo che trascina dentro di sé tutto ciò che abbiamo di più caro.

Così, come se all’improvviso tutto fosse spazzato via dal freddo vento della paura e dello sconforto, ci ritroviamo immersi in una vita che non è più la nostra, osservati da sguardi che non sono come quelli che abbiamo sempre incrociato e impossibilitati nel comunicare il nostro disagio, perché chi ci ascolta non comprende la nostra lingua.

Ci sono tante persone che devono abituandosi all’idea di dover progettare una vita diversa abbandonando la loro casa, con la speranza di poter ricostruire la propria immagine di sé non permettendo che il peso della lontananza li faccia sentire smarriti.

Lasciare tutto e partire, anche se non si sa dove si è diretti.

Partire perché si è costretti a farlo, ingoiando una realtà fatta di pietra e provare a mandarla giù a piccoli sorsi di speranza.

Questo è ciò che hanno sperimentato i profughi siriani di guerra, nell’ottobre del 2013, una volta giunti nella Stazione di Milano e poter poi in seguito raggiungere l’Europa del Nord.

Siriani in transito: dalla Siria all’Europa in cerca d’asilo” è infatti il nome della mostra fotografica presentata dall’associazione di volontariato “Piuculture” il giorno 23 febbraio nella Biblioteca Europa in via Savoia 15 a Roma e che resterà visibile fino al 14 aprile.

Attraverso un lavoro di documentazione per immagini, il progetto racconta il percorso itinerante intrapreso dai profughi di guerra siriani protagonisti del conflitto avuto inizio nel marzo 2011: una lotta armata nata inizialmente con l’obiettivo di spingere alle dimissioni il presidente Bashar Assad ed eliminare la struttura istituzionale monopartitica del partito socialista Arabo Ba’th.

È nel dolore che l’essere umano sente la necessità di raggiungere la propria felicità, questo stato d’animo che va ricercato in quella condizione di libertà grazie alla quale ogni individuo può sentirsi padrone di se stesso esprimendosi senza costrizioni.

Decidere di partire dunque per intraprendere un viaggio che non abbia il sapore amaro dell’abbandono e allontanarsi per crescere, non per paura di non riuscire a farlo perché qualcuno lo impedisce.

Guardare lontano per continuare a sperare e sognare insieme e procedere mano nella mano verso un luogo migliore.

Per maggiori informazioni inerenti l’evento vi proponiamo l’articolo pubblicato sulla rivista online Crudiezine con l’intervista che abbiamo fatto a Marta Mantegazza, una delle ideatrici e curatrici della mostra.

http://www.crudiezine.it/fotografia-a-roma-gli-scatti-dei-siriani-in-transito-dalla-siria-alleuropa-in-cerca-dasilo/